Lo Sguardo, rivista di filodofia

Bergson dal vivo. A cura di Federica Buongiorno, Rocco Ronchi, Caterina Zanfi.

Si può a buon diritto sostenere che la cultura europea del XX secolo sia stata inaugurata da tre fondamentali svolte, che hanno rotto – e ricomposto in forme nuove – l’unità della tradizione scientifico-filosofica: la filosofia di Bergson, la psicoanalisi di Freud e la Relatività di Einstein hanno contribuito, con la loro critica dei modelli epistemologici tràditi, alla radicalizzazione della “crisi dei fondamenti” d’inizio Novecento, veicolando un complesso ripensamento e, con esso, una problematizzazione della coscienza culturale europea. Poche altre teorie sono state ugualmente in grado di permeare gli aspetti più vari della cultura di un’epoca, impegnando generazioni di pensatori nell’arduo compito di raccogliere e proseguire un’eredità multiforme e mai esaurita. Non è un caso che le tre figure in questione – Bergson, Einstein e Freud – abbiano incrociato i loro percorsi, intellettuali e umani, in più occasioni e su temi tanto scientifici quanto al centro della discussione pubblica: la polemica tra Bergson e Einstein sulla natura del tempo, la discussione tra Freud e Einstein su “perché la guerra?”, la pubblicazione delle opere fondamentali concentrata in pochi anni tra fine Ottocento e inizio Novecento (L’interpretazione dei sogni è pubblicata nel 1899, il saggio bergsoniano Il riso nel 1900, mentre Materia e memoria era apparso nel 1896; i principali articoli einsteiniani sulla Relatività ristretta risalgono al 1905), la vincita del premio Nobel per la letteratura (conferito a Bergson nel 1927 per L’evoluzione creatrice, pubblicata nel 1907) e per la fisica (assegnato a Einstein nel 1921 per il suo studio sull’effetto fotoelettrico del 1905), rappresentano altrettanti capisaldi e punti di svolta decisivi per la cultura europea, i cui effetti non cessano di essere – ancora oggi – al centro di continue rielaborazioni e riletture.

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